Natale

Come gestire elfi dispettosi per salvaguardare la propria salute psichica

Una mini guida

Me l’avete chiesto ed io vi ho ascoltato. Natale: ritrovi, regali, cenoni, domande, alcol, terapie, suoni, luci. Io già mi sento a disagio a scriverlo. Voi avete forse qualche incertezza nel viverlo? Allora continuate a leggere.

Le feste natalizie possono essere attivanti sotto svariati punti di vista. Se partecipare alle tradizioni potrebbe, almeno in parte, essere inevitabile, è anche vero che possiamo arrivarci un po’ più preparati, quest’anno. Vi propongo alcuni spunti di riflessione e qualche suggerimento operativo.

  1. Inizia e finisce. Cominciamo col dire che è un periodo. E, come tale, ha un inizio e una fine. Qualsiasi cosa accada in questi giorni, non ci descrive. Noi non siamo la nostra versione natalizia, ma ben altro. I compromessi che dobbiamo raggiungere in questi giorni sono possibili, non indispensabili, ma soprattutto non caratterizzano la nostra essenza. Li possiamo tollerare per il bene di Altri, a cui siamo affezionati, ma non appartengono alla nostra quotidianità, a cui torneremo presto. Questa sì che è fatta di tradizioni che sentiamo profondamente e ci rendono autentici!;
  2. Ma è da un sacco che non ci vediamo!”. “Ma dai, ma mi sembra ieri che ci siamo visti, si vede che mi rimani così impresso…”. L’ironia è uno strumento molto potente, che ci permette di dare voce al nostro pensiero senza essere eccessivamente taglienti. Serve anche a stabilire dei limiti, nell’aspettativa che l’Altro, alla prossima occasione, si fermi prima. Se sono previsti alcuni ritrovi spiacevoli, possiamo decidere di andare senza subire tutto quello che ci viene detto. Incluse domande scomode, che possiamo sviare elegantemente: “Ma tu pensa, che domanda curiosa, non so nemmeno io la risposta!”. Ricordiamoci che esistono le pause, da prendere in abbondanza (es. fingere una chiamata improrogabile al telefono: “Oh, è la mia amica dell’Erasmus, dall’Australia!”);
  3. Pasti pantagruelici. Spesso non desiderabili, quintessenza del disagio per chi non ci conosce e non sa che la nostra relazione con il cibo è complessa. Dobbiamo sentirci davvero liberi di declinare. Se il nostro ospite si offende, lasciamo che accada: se vuole, può capire. Se invece siamo noi ad ospitare, ricordiamoci di offrire in modo discreto, lasciando massima libertà ai commensali (“Prendete quello che desiderate, senza complimenti ”). D’altra parte, i pasti sono solo una scusa per stare insieme. Quello che conta è la relazione con l’Altro;
  4. Pacchi e pacchetti. Quando facciamo un regalo, cerchiamo di sentire l’Altro più che noi stessi: quali sono i suoi gusti, certo, ma anche i suoi valori, le sue passioni, i suoi colori preferiti. Autorizziamoci a non pensare al valore materiale del dono e componiamo qualcosa che ha significato per noi. Non abbiamo mai avere imbarazzo a regalare qualcosa di poco costoso in termini economici! Il dono è gratuità, spontaneità. Se il destinatario è in linea con il nostro sentire, saprà capire. Altrimenti pazienza, è un problema in realtà suo, non nostro;
  5. Gocce e pastiglie. Particolare attenzione va alla terapia farmacologica. Se sono previsti viaggi in aereo, ricordate di ripore le medicine sia nel bagaglio da stiva che in quello a mano. Se volate verso destinazioni internazionali, abbiate con voi un documento che attesti la terapia corrente, firmato dal vostro medico psichiatra. Se dovete prenderla ai pasti, e ricevete domande indiscrete, potete decidere liberamente se nominare il motivo per cui la state assumendo oppure proporre altri scopi (es. vitamine). Non dovreste mai sentirvi pressati ad un coming out;
  6. Cin-cin! È facile bere più alcol del solito in questi giorni. Siamo consapevoli dell’effetto che un calice di prosecco di troppo potrebbe fare sulla nostra capacità di controllare l’irascibilità, il flusso e la qualità dei pensieri, l’ansia, l’umore. Emozioni contrastanti potrebbero nascere da un comportamento pubblico incongruo, di cui potremmo pentirci. Raccomando massima attenzione se c’è una terapia in corso (es. lasciar trascorrere minimo 2-3 ore tra assunzione di moderate quantità di alcolici e farmaco – e comunque chiedete al vostro psichiatra indicazioni specifiche a seconda della vostra terapia);
  7. Cavarsela da soli. Durante le feste natalizie, è comune per psicologi, psicoterapeuti e anche psichiatri non essere così facilmente raggiungibili telefonicamente come per il resto dell’anno. Regolatevi per tempo con le scorte di farmaci, per non restare senza e correre ai ripari alla guardia medica o in pronto soccorso. Armatevi di piani d’azione discussi precedentemente con i vostri terapeuti, da mettere in atto in caso di sintomi prorompenti. Il periodo di sospensione è breve, ma può essere faticoso. D’altra parte è anche un’opportunità per mettere alla prova il lavoro svolto in terapia durante l’anno;
  8. Realismo. Regoliamo le nostre aspettative per queste feste. Non attendiamoci una casa linda, una tavola perfetta, conversazioni brillanti, dei regali graditissimi. Non c’è bisogno. Concentriamoci sui momenti di condivisione, sul creare ricordi, sulla spontaneità. Se non tutto è perfetto, meglio! Significa semplicemente che è umano;
  9. Introspezione. Utilizziamo questo periodo per fare degli auguri sinceri, se vogliamo, e soprattutto a chi, nello scorso anno, ha avuto un valore per noi. Teniamo ancora più vicine quelle persone: proponiamo idee, incontri, esperienze insolite da fare insieme nel nuovo anno. Riflettiamo su chi ci ha donato forza, pace, umorismo, e chi invece ci ha appesantito. Operiamo scelte utili. Che gli auguri servano anche come bussola interna per capire chi fa vibrare le nostre corde; non porgiamoli in modo formale, tanto per fare;
  10. Creazione. Se le tradizioni a cui ci esponiamo non finiscono per convincerci, e in generale siamo poco contenti del Natale, inventiamone di nuove! Una giornata in sauna con una persona a cui vogliamo bene, una gita fuori porta in una delle grandi città della nostra regione, un albero di natale fatto di libri. Spesso detestiamo qualcosa perché la associamo ad un ricordo avverso. Se restauriamo queste memorie e vi accostiamo qualcosa di fresco, anche fuori dalle righe, ma che ci corrisponde, possiamo dare una nuova chance al Natale.

Quale di questi punti vi ha colpito di più? Avete voglia di aggiungerne altri nei commenti?

Nel frattempo, vi faccio i miei più veri, forti e cari auguri per queste feste. Ma solo se li volete 🙂